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	<title>Alessandro Landi &#187; Racconti</title>
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	<description>Nature Photography</description>
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		<title>Monte Domini, le Lucciole e le Stelle</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 18:07:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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Le rovine ritratte in questo articolo appartengono alla piccola Chiesa di Monte Domini, situata sulla vetta della catena dei monti che dividono il Valdarno dalla Valdigreve, in una posizione particolarmente panoramica e dispersa tra alcune incolte e pressoche disabitate colline del Chianti.
La chiesa fu distrutta durante la seconda guerra mondiale mentre il vicino basamento di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/paesaggi/Ombra misteriosa 05.jpg" alt="Ombra misteriosa 05.jpg" /></p>
<p>Le rovine ritratte in questo articolo appartengono alla piccola Chiesa di Monte Domini, situata sulla vetta della catena dei monti che dividono il Valdarno dalla Valdigreve, in una posizione particolarmente panoramica e dispersa tra alcune incolte e pressoche disabitate colline del Chianti.<span id="more-522"></span></p>
<p>La chiesa fu distrutta durante la seconda guerra mondiale mentre il vicino basamento di pietra con la grande Croce non subì particolari danni.  Dal terrazzo dove è situata  la Croce in ferro il panorama è magnifico, con il teleobiettivo (o un binocolo) la mattina si possono osservare le torri di San Gimignano, il Duomo di Firenze, Firenze e tutti i comuni che  costeggiano l’Arno (Figline, S. Giovanni, Montevarchi), il Pratomagno, l’Abetone e tutti i paesi sottostanti&#8230; e molto altro ancora,  di notte tutto questo appare come minuscoli formicai luminosi che sprofondano tra le pieghe della terra, sovrastati da un’immensa Volta Celeste.</p>
<p>Come ogni estate arriva il giorno in cui decido di provare a cimentarmi nelle fotografie notturne. Devo dire che le volte precedenti ci avevo provato con scarsa convinzione e con ancora più scarsi risultati, questa volta invece sono particolarmente determinato e i richiami che mi spingono a dedicarmi a questo tipo di fotografia sembrano incontrollabili.</p>
<p>Mi metto subito a cercare le varie tecniche con cui riprendere i cieli stellati. Tra le altre rimango particolarmente impressionato da quelle che permettono di fotografare le stelle con esposizioni molto lunghe (un&#8217;ora e anche più) o con molte immagini di 30 secondi scattate in sequenza e unite con un apposito programma. Queste tecniche permettono di fotografare la rotazione delle stelle, le quali vengono impresse come delle lunghe scie luminose che ruotano  intorno all&#8217;unica stella che rimane immobile nel cielo: la Stella Polare.</p>
<p>Le principali condizioni per ottenere buoni risultati con queste tecniche sono:<br />
1) un cielo limpido e senza Luna<br />
2) un luogo con il minor inquinamento luminoso possibile<br />
3) una certa pazienza<br />
4) conoscenza delle varie tecniche fotografiche</p>
<p>Per il primo punto faccio qualche ricerca sul posizionamento della Luna e delle Stelle in quel periodo e scopro che per coincidenza propio in quei giorni la Luna è assente, scopro anche (e questo la dice lunga sulle mie conoscenze astronomiche ) che per inquadrare  la Stella Polare devo puntare la fotocamera verso Nord&#8230; o in alternativa posso provare  a fotografare la  Via Lattea puntando a Sud.</p>
<p>Per la location mi viene subito in mente Monte Domini, un luogo lontano vari chilometri dai luminosi centri abitati e da strade ad alto traffico. Per la pazienza non ci sono problemi, è un periodo particolarmente caldo con umidità che nelle previsioni meteo della vicina Firenze arriva anche al 95%, non aspettavo altro che avere un buon motivo per<br />
andarmene dal paese e passare una serata ad un’altitudine maggiore&#8230; con un’aria sicuramente più respirabile. Le conoscenze tecniche invece sono il mio punto debole, solo a fatica riesco a frenare l’irresistibile impulso a partire la sera stessa&#8230; dopo un lungo dibattito con me stesso mi convinco che senza approfondire e studiare ulteriormente le<br />
tecniche di ripresa rischio di tornare a casa con pessime foto, che frenerebbero il mio entusiasmo per questo genere di fotografia</p>
<p>La sera successiva però non riesco a  trattenermi, salgo in macchina con tutta l’attrezzatura e percorro i vari chilometri di strada, in parte asfaltata e in parte bianca, che mi separano dal luogo prescelto. Arrivo sul posto verso le 21:30, c’è ancora un po’ di luce che mi consente di preparare l’inquadratura migliore visto che di li a poco sarebbe diventato completamente buio e che quella notte neppure la luce lunare sarebbe arrivata in mio soccorso.<br />
Con una piccola bussola trovo il Nord, ma individuare con precisione la Stella Polare è più difficile di quanto pensassi considerando che non l’avevo mai fatto prima, dopo alcuni minuti riesco a trovare 1 delle 2 Costellazioni del Carro&#8230; ma la cosa non mi è molto utile visto che  non saprei determinare con esattezza se si tratta della minore o della maggiore&#8230; nel frattempo scopro che quella sera non sarei stato solo sulla montagna, vedo alcune piccole Lucciole che cominciano ad uscire dai cespugli e a svolazzare e lampeggiare intorno alle rovine degli antichi edifici.</p>
<p>Mi  fermo un attimo ad osservarle.  Rimango colpito dalla loro lenta e tranquilla andatura che, diversamente da  molti altri insetti, non produce nessun tipo di ronzio.  Provo  ad afferrarne delicatamente una che mi passa vicino, ma con un’inaspettata accelerazione e agilità schiva il mio tentativo e prosegue il suo volo con il solito  ritmo tranquillo e rilassante. I piccoli ma numerosi lampi di luce, ma soprattutto l’imprevedibilità con cui questi appaiono nel paesaggio ormai quasi buio, riescono a rapire completamente la mia attenzione, interrompendo la mia attività e svuotandomi la mente da qualunque altro pensiero, solo dopo un po’ riesco a riprenderne il controllo e a continuare ciò per cui sono<br />
lì quella sera. Sono ormai le 22:45, in fretta e furia imposto la fotocamera e  il telecomando in modo che scattino ripetutamente una serie di fotografie da 30 secondi l’una, dal quel momento non avrei dovuto fare altro che aspettare che passasse almeno un’ora  per poi tornare a bloccare la sequenza di scatti e ripartire verso casa.</p>
<p>Non sapendo cosa fare durante quest’ora decido di salire sul terrazzo del basamento dov’è situata la grande Croce in ferro, per gustarmi a pieno la Volta Celeste e il paesaggio sottostante. L’edificio non è molto sicuro.. alcuni gradini sono già franati e quasi tutta la ringhiera della scalinata e del terrazzo è traballante.  Con un po’ di coraggio raggiungo la Croce in ferro ma ne vale ampiamente la pena.  A differenza del ritmico e imprevedibile lampeggiare delle piccole Lucciole, l’apparente immobilità dell’enorme Volta Celeste e delle luci sottostanti aumenta la mia concentrazione&#8230; e i pensieri si accavallano. Osservo le stelle verso cui ho puntato la fotocamera e comincio ad avere qualche dubbio sul fatto di aver centrato la Stella Polare. Poi guardo dall’alto verso il basso Firenze: “chissà che aria pesante e che caldo avranno laggiù” penso tra me e me&#8230;. mi sento quasi un Dio nell’osservare quei piccoli formicai luminosi dal mio punto di vista, poi alzo lo sguardo e mi sento minuscolo e insignificante rispetto all’immensità dello spazio infinito sopra di me. Tra un pensiero e l’altro vedo anche qualche stella cadente e forse un ufo&#8230; o comunque un oggetto che ha una traiettoria insolitamente curva e veloce e che appare e scompare nel nulla nel giro di pochi istanti. Il tempo passa velocemente, decido di guardare l’orologio solo perché comincia a fare freschino e non ho niente con cui coprirmi. E’ già passata un’ora ed è già molto tardi visto che devo fare ancora vari chilometri di strada e la mattina successiva devo alzarmi presto. Dò un ultimo sguardo al paesaggio e poi scendo dalla croce per recuperare la fotocamera e ripartire verso casa.</p>
<p>Il giorno successivo elaboro le immagini e scopro che fortunatamente ho centrato la Stella Polare e che l’immagine finale è venuta abbastanza bene,  inoltre vedo che  anche i  lampi delle Lucciole sono rimasti impressi nei fotogrammi, animando la parte bassa dell’inquadratura che altrimenti sarebbe rimasta buia e anonima&#8230;.. e la cosa mi piace assai.</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/paesaggi/Monte Domini 04.jpg" alt="Monte Domini 04.jpg" /></p>
<p>Ormai ci ho preso gusto,  decido che anche quella sera l’avrei passata al fresco sulla montagna, a  riprovare questo genere di fotografia.</p>
<p>Quella sera arrivo sul posto in anticipo e riesco a non farmi ipnotizzare per troppo a lungo dal ritmico lampeggiare delle piccole Lucciole, questo mi permette di avere più tempo a disposizione per studiare un’inquadratura più ampia ed equilibrata.</p>
<p>Anche un’ombra misteriosa, che a volte appare nei mie paesaggi, si manifesta sul terrazzo della Croce e mi aiuta nella composizione dell’immagine indicandomi qual è la Stella Polare. Faccio partire la serie di scatti e salgo in fretta sul terrazzo della Croce ma nel frattempo l’ombra misteriosa è scomparsa. Per passare il tempo inizio  a scrutare il cielo stando con la schiena poggiata alla base della croce e i pensieri cominciano ad accavallarsi come la sera precedente&#8230; ho quasi nostalgia di vuoto ipnotico provocato dalle Lucciole.</p>
<p>L’ora passa comunque in fretta e mi rimane anche un po’ di tempo per fare qualche scatto alla via Lattea, anche se a Sud appare un maggiore inquinamento luminoso e qualche nube di foschia che sporcano la scena.</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/paesaggi/Via Lattea 01.jpg" alt="Via Lattea 01.jpg" /></p>
<p>La sera successiva il meteo cambia repentinamente, il cielo si copre di nuvole e così rimane per qualche altro giorno, al massimo posso tornare a  fotografare Monte Domini durante  il giorno, sperando che il sole, per qualche attimo, si faccia largo tra le dense nubi nere.</p>
<p>Il luogo rimane molto bello ma non è lo stesso della notte precedente, mancano i lampi delle Lucciole, lo scintillio delle Stelle, i richiami dei rapaci notturni, i grugniti e i fruscii di creature indecifrabili che si muovono tra la vegetazione, sembra quasi che la montagna stia riposando durante il giorno.</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/paesaggi/Monte Domini 02.jpg" alt="Monte Domini 02.jpg" /></p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/paesaggi/Monte Domini 03.jpg" alt="Monte Domini 03.jpg" /></p>
<p>Dopo qualche giorno le nubi spariscono e posso ritornarci di notte. Arrivato sul posto però scopro, con un  pizzico di delusione, che anche questa volta la montagna  non è la stessa. La Luna è alta e la sua luce quasi accecante  indebolisce la brillantezza delle stelle, inoltre la temperatura è più fredda e le  Lucciole non  vogliono saperne di uscire dai loro rifugi.  Allora mi resi conto che non è facile incontrare la vera essenza vitale di un luogo&#8230; e  che gli incontrollabili  richiami dei giorni passati, forse, non erano casuali.</p>
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		<title>Orchidee spontanee: La Dactylorhiza romana e il castagneto</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 21:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[
La Dactylorhiza romana è un’orchidea spontanea alta fino a 30 cm, diffusa nel centro-sud Italia, nei castagneti e nei boschi radi tra i 300 e i 1000 metri slm. Fiorisce da aprile a maggio&#8230; e i suoi colori possono variare  dal porpora intenso al giallo pallido, tale differenza sembra sia dovuta alla necessita di non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Dactylorhiza romana - 01.jpg" alt="Dactylorhiza romana - 01.jpg" /></p>
<p>La <em>Dactylorhiza romana</em> è un’orchidea spontanea alta fino a 30 cm, diffusa nel centro-sud Italia, nei castagneti e nei boschi radi tra i 300 e i 1000 metri slm. Fiorisce da aprile a maggio&#8230; <span id="more-461"></span>e i suoi colori possono variare  dal porpora intenso al giallo pallido, tale differenza sembra sia dovuta alla necessita di non farsi identificare troppo velocemente dai bombi inesperti che nonostante la mancanza di nettare provvedono alla loro impollinazione ingannati dall’aspetto visivo dei fiori, inoltre i semi prodotti possono germinare solo se attaccati da alcuni funghi specifici con i quali vive in simbiosi.</p>
<p>L’altro giorno ho finalmente avuto un po’ di tempo libero da dedicare alla  fotografia , avevo notato che i primi fiori primaverili cominciavano a spuntare fuori nel sottobosco vicino al mio birdgarden, un castagneto curato dal proprietario meglio di certi  pseudo giardini di  fama internazionale,  e nel quale avevo già fotografato, negli anni passati, molte altre specie di orchidee spontanee che anche quest’anno sembravano non mancare. Evidentemente era il periodo delle  Dactylorhiza romana, c’era l’imbarazzo della scelta&#8230; a decine di spuntavano fuori dal suolo quasi completamente ricoperto da muschio ancora umido per la pioggia caduta il giorno prima, dovevo solo scegliere gli esemplari più belli e meglio ambientati, posizionare e impostare con calma il cavalletto e la fotocamera per<br />
scattare le foto in tutta tranquillità. Il meteo era molto variabile, si alternavano momenti nuvolosi a periodi di sole, cosa abbastanza positiva visto che mi permetteva di fotografare i soggetti  in varie condizioni di luce.</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Dactylorhiza romana - 02.jpg" alt="Dactylorhiza romana - 02.jpg" /></p>
<p>Cominciai a individuare i soggetti più fotogenici immaginando tutte le possibili inquadrature, dopo di che mi distesi a terra per avere una prospettiva migliore. Notai che il contatto con il suolo era inaspettatamente piacevole&#8230; inoltre vedevo da distanza ravvicinata una marea di micro insettini che scorrazzavano e svolazzavano freneticamente impegnati nelle loro faccende quotidiane, stranamente non li avevo affatto notati stando in piedi.</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Dactylorhiza romana - 03.jpg" alt="Dactylorhiza romana - 03.jpg" /></p>
<p>Continuai a guardarmi intorno e vidi un Codirosso che scodinzolando mi osserva da un ramo poco lontano, forse quello era il suo territorio e stava controllando quali fossero le mie intenzioni, vari Storni e Merli invece svolazzavano a destra e a manca senza prendermi minimamente   in considerazione&#8230; avevano il becco pieno di cibarie e andavano vistosamente di fretta.<br />
Probabilmente  lo stare sdraiato mi rendeva anche poco identificabile, infatti poco lontano da me arrivò un Rigogolo che iniziò a cantare le sue melodie, accompagnato da un piacevole fruscio di sottofondo prodotto dal ruscello vicino e dal vento che faceva oscillare dolcemente le orchidee. Pensai che le sole fotografie non avrebbero reso del tutto<br />
giustizia alla bellezza delle orchidee e del paradiso in cui si trovavano, decisi allora di registrarne anche i  movimenti e i suoni che in quel momento le circondavano&#8230;</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="640" height="505" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/PfgaAfPgAM8" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="640" height="505" src="http://www.youtube.com/v/PfgaAfPgAM8"></embed></object></p>
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		</item>
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		<title>Lo Sparviere eurasiatico (Accipiter nisus)&#8230;</title>
		<link>http://www.alessandrolandi.com/2009/11/17/lo-sparviere-eurasiatico-accipiter-nisus/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 19:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[
“&#8230;si tiene nascosto nel folto degli alberi, uscendone solo per scagliarsi sulla vittima, che non ha avuto il tempo di accorgersi della sua presenza&#8230;” (tratto da Wikipedia)
L’altro giorno, nel mio Birdgarden, oltre ai soliti ospiti è arrivato anche lui, lo Sparviere eurasiatico&#8230; e non sembrava interessato nè ai semi nè alla pozza artificiale&#8230;
Quella mattina, vicino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/uccelli/Sparviere eurasiatico (Accipiter nisus) 01.jpg" alt="Sparviere eurasiatico (Accipiter nisus) 01.jpg" /></p>
<p><strong><em>“&#8230;si tiene nascosto nel folto degli alberi, uscendone solo per scagliarsi sulla vittima, che non ha avuto il tempo di accorgersi della sua presenza&#8230;”</em></strong> (tratto da <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sparviere" target="_blank">Wikipedia</a>)</p>
<p>L’altro giorno, nel mio Birdgarden, oltre ai soliti ospiti è arrivato anche lui, lo Sparviere eurasiatico&#8230; e non sembrava interessato nè ai semi nè alla pozza artificiale&#8230;<span id="more-403"></span></p>
<p>Quella mattina, vicino alle mangiatoie, gironzolavano una dozzina di Passeri Mattugia, alcune Cince, la Passera Scopaiola e il Pettirosso, tutto regolare fino a quando sentii un grido di allarme. Non era il solito e frequentissimo grido di allarme, infatti è normale che quando arrivano alle mangiatoie i gruppetti di Passeri, almeno uno rimanga di vedetta nei vicini cespugli, ed è normale che ogni tanto, o perchè insospettito dai clik della fotocamera o perchè vede qualcosa di sospetto muoversi o avvicinarsi alle mangiatoie, lanci un grido di allarme, al quale tutti (o quasi) i pennuti nelle vicinanze spiccano il volo e si rifugiano nei vicini cespugli. Questi allarmi sono diventati una routine, ed avvengono ogni 3-4 minuti, tant’è che spesso qualcuno li ignori e rimanga alle mangiatoie dopo essersi acquattato e aver dato un’occhiata ai dintorni.</p>
<p>Questa volta però l’allarme era diverso, un grido 10 volte superiore al solito&#8230;.  tutti i pennuti si fiondarono nei cespugli  schiamazzando anche loro  in modo inusuale. Lo strano cinguettare dei passeriformi continuò anche dopo che tutti si erano messi al sicuro, ma non era il solito cinguettio giocoso dei passeri che beccuzzano a terra e si azzuffano tra loro, questa volta sembravano propio  inca***ti neri!.</p>
<p>Dopo qualche istante vedo qualcosa atterrare a lato della cisterna vicino al mio Birdgarden, era un uccello che non avevo mai visto prima dal vivo&#8230; ma lo riconobbi subito, lo avevo già visto in fotografie su internet e conoscevo le sue abitudini, era il temuto Sparviere eurasiatico, un piccolo rapace diurno che si nutre prevalentemente di uccelli e di piccoli mammiferi.</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/miste/Sparviere eurasiatico (Accipiter nisus) A.jpg" alt="Sparviere eurasiatico (Accipiter nisus) A.jpg" /><br />
Lo Sparviere, dopo aver osservato i dintorni per qualche istante con un balzo si spostò sulla parte alta dei cespugli, meno fitta della parte bassa in cui erano nascosti i piccoli passeriformi, che nel frattempo continuavano a schiamazzare contro il predatore nel vano tentativo di farlo allontanare.</p>
<p>Lo Sparviere rimase immobile per alcuni secondi a scrutare tra i cespugli (vedi 1° foto),  io, mentre scattavo foto, valutavo la possibilità di uscire dal capanno per allontanare l’intruso&#8230; ma pensai che alla mia uscita sicuramente anche i piccoli passeriformi si sarebbero impauriti e si sarebbero allontanati dalla macchia diventando facili prede per lo Sparviere, decisi di rimanere fermo nel mio nascondiglio e altrettanto fecero i piccoli uccelli.</p>
<p>Dopo qualche secondo lo Sparviere uscì dalla macchia e con un&#8217;altro salto si posò  su di un paletto, allo scoperto e parallelo ai cespugli, e a neanche un paio di metri da me. Il rapace era talmente vicino che  non riuscii ad inquadrarlo per intero, avrei potuto ruotare la fotocamera in verticale e inquadrarlo maggiormente ma d’istinto mirai all’occhio e scattai una  raffica di foto così come ero, il rapace era talmente preso nell’osservare i movimenti nei cespugli che non si accorse minimamente di me e rimase concentrato sui suoi obiettivi nonostante i numerosi click.</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/uccelli/Sparviere eurasiatico (Accipiter nisus) 02.jpg" alt="Sparviere eurasiatico (Accipiter nisus) 02.jpg" /></p>
<p>Passò qualche altro secondo, i piccoli pennuti continuavano a vociare a gran forza ma nessuno uscì dalla fitta macchia.</p>
<p>Lo Sparviere spiccò nuovamente il volo andando a posarsi su un albero più lontano, diede un&#8217;ultimo sguardo ai cespugli e poi si allontano definitivamente&#8230; per fortuna con le zampe vuote.</p>
<p>Gli ospiti della mia oasi rimasero ancora a lungo a borbottare nei cespugli, poi la Cincia Bigia ricominciò a fare la staffetta tra i cespugli e le mangiatoie, seguita poi da tutti gli altri.</p>
<p>Tornai  a casa e andai a vedere cosa c’era scritto a  proposito dello Sparviere in un libro sul Birdwatching:</p>
<p><strong><em>“&#8230;talvolta nei giardini può capitare di essere spettatori di una delle sue incursioni, quando sorprende passeri e altri piccoli volatili presso le mangiatoie”</em></strong></p>
<p>questo conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’importanza di avere un una fitta siepe o cespugli nel nostro Birdgarden.</p>
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		<item>
		<title>Viaggio a Macro-land</title>
		<link>http://www.alessandrolandi.com/2009/09/02/viaggio-a-macro-land/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 20:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Quello che sto per descrivere è un mondo vastissimo e surreale&#8230; una vera e propia dimensione parallela di cui l&#8217;uomo  spesso ignora l’esistenza, o perchè è troppo impegnato nelle sue faccende quotidiane per notarlo o perchè lo considera un mondo ripugnante e preferisce negarne l’esistenza. Per il Macro-fotografo invece è un vero e propio paese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Ragno 01.jpg" alt="Ragno 01.jpg" /></p>
<p>Quello che sto per descrivere è un mondo vastissimo e surreale&#8230;<span id="more-338"></span> una vera e propia dimensione parallela di cui l&#8217;uomo  spesso ignora l’esistenza, o perchè è troppo impegnato nelle sue faccende quotidiane per notarlo o perchè lo considera un mondo ripugnante e preferisce negarne l’esistenza. Per il Macro-fotografo invece è un vero e propio paese delle meraviglie, ricco di creature bellissime  e mostruose, ricco di colori saturi e brillanti,</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/miste/Cardo-farfalla.jpg" alt="Cardo-farfalla.jpg" /></p>
<p>ricco di forme e disegni affascinanti,</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/miste/Fili erba 01.jpg" alt="Fili erba 01.jpg" /></p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Ragnatela 01.jpg" alt="Ragnatela 01.jpg" /></p>
<p>e ricco di paesaggi estranei al nostro mondo, tanto da far considerare “irreali” e “photoshoppate” le fotografie che il Macro-fotografo riporta dai suoi fantastici viaggi a Macro-land.</p>
<p>I miei viaggi a Macroland di solito iniziano la tarda sera, prima di andare a letto procedo con il classico rituale di preparazione dell’attrezzatura fotografica, controllo che le batterie siano cariche, riempio la bottiglietta d’acqua da mezzo litro, lego il treppiedi allo zaino, monto il Canon 300 F4 L is sulla fotocamera ed imposto la radiosveglia alle 4:30 AM</p>
<p>La mattina esco di casa alle 5:00 e mi incammino per un lungo sentiero in salita tra i boschi, che conduce in uno dei miei posti preferiti: quella che io chiamo “La valle delle Volpi”. Effettivamente potrei svegliarmi anche mezz’ora dopo e raggiunge il luogo comodamente in macchina, ma il camminare attraverso il bosco, con la luce lunare,  mi trasmette una particolare sensazione di benessere, oltre a farmi ascoltare e incontrare soggetti difficilmente visibili durante il resto della giornata.</p>
<p>Inizialmente la luce lunare restituisce un paesaggio monocromatico e insondabile, grazie all’udito  si distinguono bene gli inquietanti richiami  dei rapaci notturni ed i bramiti degli ungulati, con la vista invece  si distinguono a malapena le zone vagamente illuminate del sentiero dalle indecifrabili ombre ai lati, dietro le quali potrebbe nascondersi qualunque cosa, alcune ombre rimangono immobili  al mio passaggio , altre invece scivolano via silenziosamente e si nascondono dietro altre ombre.</p>
<p>Via via che i minuti passano il paesaggio diventa sempre più intuibile, e quando sono a circa metà strada noto 3 piccole ombre che si rincorrono in mezzo al sentiero, mi fermo e cerco di capire di cosa si tratta, le dimensioni potrebbero essere quelle di un gatto ma sono più allungate, forse sono delle Faine, provo ad inquadrare la scena con la macchina fotografica ma il mirino è completamente nero, è ancora impossibile inquadrare i soggetti e tentare di fotografarli, nel frattempo anche le ombre  si sono fermate, una di loro avanza di qualche passo verso di me,  si alza sulle zampe posteriori e allunga il muso come per annusare l’aria&#8230; poi anche loro scivolano via e si confondono nella fitta vegetazione.</p>
<p>Riprendo il cammino e dopo qualche altro minuto incominciano ad emergere i primi aloni di colori.</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/paesaggi/Atmosfere 02.jpg" alt="Atmosfere 02.jpg" /></p>
<p>Intanto la strada si è fatta relativamente pianeggiante e sono ormai vicino alla destinazione finale, ed è da qui, fino a scollinare ed arrivare in fondo della valle, che faccio la maggior parte degli incontri con mammiferi interessanti ed elusivi come Volpi, Lepri, Cinghiali, Daini &#8230;. e la luce è già sufficiente per rubare qualche scatto.</p>
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				<img title="04 Daini (Dama dama).jpg" alt="04 Daini (Dama dama).jpg" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/miste2/thumbs/thumbs_04 Daini (Dama dama).jpg" width="100" height="75" />
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<p>Ma non sono loro l&#8217;obbiettivo del mio viaggio, e comunque appena mi vedono o percepiscono la mia presenza spariscono velocemente&#8230;. e la valle rimane apparentemente deserta&#8230;   ma basta mettere l’occhio nel mirino della fotocamera per capire che non è così!, ed avere una prospettiva completamene diversa della realtà.  Cercando bene tra i fili d’erba  infatti scorgo la prima farfallina,</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Melanargia galathea 01.jpg" alt="Melanargia galathea 01.jpg" /></p>
<p>sta riposando tranquilla e beata, appesa a quello che in proporzione appare come un gigantesco albero di una misteriosa foresta aliena, sembra ignorare che poco lontano si nascondono insidie mortali.</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Ombra del killer 02.jpg" alt="Ombra del killer 02.jpg" /></p>
<p>Faccio qualche scatto e continuo l’esplorazione, ed ecco che intravedo una vanitosa <em>Tylopsis lilifolia</em> impegnata ad pettinarsi le lunghissime antenne</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Tylopsis liliifolia 01.jpg" alt="Tylopsis liliifolia 01.jpg" /></p>
<p>intanto una <em>Sympetrum Fonscolombii</em>,  già attivissima, si ferma per qualche secondo lì vicino, per poi riprendere il suo frenetico viaggio, apparentemente senza una meta precisa.</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Sympetrum Fonscolombii 01.jpg" alt="Sympetrum Fonscolombii 01.jpg" /></p>
<p>Decido di scendere più a valle, nella zona maggiormente umida e in ombra, ed infatti noto due farfalline ancora ricoperte di rugiada e infreddolite, che aspettano di essere asciugate e riscaldate dai primi raggi solari</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/miste/Farfalla con rugiada.jpg" alt="Farfalla con rugiada.jpg" /></p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Melitaea trivia 03.jpg" alt="Melitaea trivia 03.jpg" /></p>
<p>Il tempo passa in fretta a Macro-land, il sole ha ormai raggiunto e rivitalizzato ogni angolo della valle, ed  i suoi abitanti sono diventati frenetici e iperattivi, è rimasto poco tempo prima che la luce perda la sua fotogenicità. Faccio gli ultimi scatti ai pochi soggetti che riesco ancora a “catturare”,</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Grillo 01.jpg" alt="Grillo 01.jpg" /></p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-center" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Melanargia galathea 02.jpg" alt="Melanargia galathea 02.jpg" /></p>
<p>poi mi incammino verso la strada del ritorno e controllo sul monitor della fotocamera le foto scattate: “anche questo viaggio a Macroland è stato molto fruttuoso!” penso tra me e me,   poi alzo lo sguardo ed ho un attimo di smarrimento: “questa non è la strada che ho percorso all’andata!” penso preoccupato, “il paesaggio è completamente diverso!”  poi noto alcuni cespugli di more selvatiche i cui frutti sono grossi e maturi&#8230;  “ anche questi non c’erano all’andata&#8230; altrimenti li avrei notati sicuramente!” , mi fermo, ne assaggio qualcuno, bevo un sorso d’acqua dalla bottiglietta e riprendo  il cammino&#8230; sperando che quella strada sconosciuta, prima o poi, mi riconduca al mio mondo.</p>
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		<title>Ladybugs kingdom</title>
		<link>http://www.alessandrolandi.com/2009/04/27/ladybugs-kingdom/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 18:31:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Anche quest’anno ho avuto la fortuna di assistere al fenomeno del risveglio delle coccinelle dal letargo come mi era già capitato nel 2007 ed avevo raccontato in un articolo precedente&#8230;
&#8230;è stato un incontro del tutto inaspettato, pensavo fosse già tardi ed avevo in programma di fotografare altro ma visto che c’ero, anche se il fenomeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="ngg-singlepic ngg-none" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Ladybugs Kingdom ( Coccinellidae ) 01.jpg" alt="Ladybugs Kingdom ( Coccinellidae ) 01.jpg" /></p>
<p>Anche quest’anno ho avuto la fortuna di assistere al fenomeno del risveglio delle coccinelle dal letargo come mi era già capitato nel 2007 ed avevo raccontato in un <a href="http://www.alessandrolandi.com/2008/08/20/il-monte-labbro-o-monte-labro/" target="_blank">articolo precedente</a>&#8230;<span id="more-214"></span></p>
<p>&#8230;è stato un incontro del tutto inaspettato, pensavo fosse già tardi ed avevo in programma di fotografare altro ma visto che c’ero, anche se il fenomeno non era massiccio come in passato, ho approfittato e ho cercato di sfruttare la situazione per ottenere immagini diverse rispetto alla volta precedente durante la quale avevo utilizzato  il teleobiettivo canon 70-300 is, con e senza lente closeup 500d, e quindi avevo già molte  “macro classiche” di questo fenomeno, quest’anno invece ho deciso di scattare esclusivamente delle “macro ambientate” usando il canon 10-22.</p>
<p>I gruppetti di coccinelle erano ovunque e le rovine dell’antica torre erano un’ambientazione molto fotogenica, quindi ho cominciato a scattare foto cercando le angolazioni e le prospettive migliori.</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-none" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Ladybugs Kingdom ( Coccinellidae ) 02.jpg" alt="Ladybugs Kingdom ( Coccinellidae ) 02.jpg" /></p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-none" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/miste/Ladybugs Kingdom ( Coccinellidae ) 04.jpg" alt="Ladybugs Kingdom ( Coccinellidae ) 04.jpg" /></p>
<p>Sono rimasto a studiare e fotografare la scena per circa 1 ora e via via che il tempo passava e il sole acquistava forza, sempre più coccinelle uscivano fuori dalle loro tane per scaldarsi sulle rocce, alcune di esse erano addirittura salite sul mio zaino nero che avevo appoggiato per terra poco lontano dal punto in cui fotografavo.</p>
<p>Dopo aver riempito la compact flash ed essermi accertato di aver ottenuto le migliori inquadrature possibili ho spostato delicatamente le coccinelle dallo zaino e me ne sono andato in punta di piedi&#8230; cercando di non disturbare ulteriormente la loro lenta e pacifica invasione.</p>
<p><img class="ngg-singlepic ngg-none" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Ladybugs Kingdom ( Coccinellidae ) 03.jpg" alt="Ladybugs Kingdom ( Coccinellidae ) 03.jpg" /></p>
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		<title>La danza dello Storno ubriaco ( Sturnus vulgaris )</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 18:09:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>

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La primavera è arrivata e anche nel mondo dell’avifauna si  nota un certo fermento, le Cince e i Passeri cinguettano e si rincorrono senza sosta , i Balestrucci appena arrivati cominciano ad ispezionare e riparare i vecchi nidi, i Merli svolazzano a destra e sinistra con il becco pieno di fili d’erba&#8230;. e immancabilmente anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="640" height="505" data="http://www.youtube.com/v/WJc4JyPEvNI&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/WJc4JyPEvNI&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>La primavera è arrivata e anche nel mondo dell’avifauna si  nota un certo fermento, le Cince e i Passeri cinguettano e si rincorrono senza sosta , i Balestrucci appena arrivati cominciano ad ispezionare e riparare i vecchi nidi, i Merli svolazzano a destra e sinistra con il becco pieno di fili d’erba&#8230;. e immancabilmente anche lo “Storno ubriaco” torna ad eseguire strane e misteriose danze sul mio terrazzo&#8230;<span id="more-177"></span></p>
<p>Tutto cominciò nel lontano 2003 quando trovai in terra nel giardino un piccolo pulcino di Merlo, lo raccolsi e lo allevai rendendolo talmente domestico che, quando fu in grado di volare, lo lasciai libero e lui se ne stava tutto il giorno fuori a svolazzare intorno casa, ma all’ora di pranzo entrava in cucina e pranzava con noi,  mentre  la sera andava a dormire nel seminterrato per poi uscire di nuovo la mattina quando gli aprivamo la porta.</p>
<p>Il piccolo Merlo passò tutto l’inverno insieme a noi e quando arrivò primavera pensai che avrebbe trovato una fidanzata ed avrebbe avuto bisogno di un nido, così ne costruii uno in legno. All’epoca non sapevo niente di nidi artificiali e ovviamente il merlo non utilizzò mai il mio nido in legno ma nidificò nella siepe di un mio vicino (i merli nidificano solo nei nidi a coppa che costruiscono loro intrecciando fili d’erba e altro su siepi ed alberi).</p>
<p>Tuttavia, anche se il Merlo non utilizzò il mio nido, decisi di lasciarlo comunque sul terrazzo anche l’anno successivo e, nella primavera 2005, notai un uccello simile al Merlo cantare e fare strani movimenti vicino al  nido.</p>
<p>All’epoca oltre a non sapere niente di nidi artificiali non sapevo neppure distinguere un Merlo da uno Storno, però ero sicuro che quell’uccello che non era il mio Merlo, il suo canto era troppo dissonante e inoltre faceva dei divertenti balletti che non avevo mai visto fare al mio Merlo, cosi’ pensai che fosse un Merlo un pò “svitato” e lo battezzai “il Merlo ubriaco”</p>
<p>Il Merlo ubriaco rimase vari giorni ad eseguire le sue strane danze sul davanzale del nido artificiale, ma poi non ne fece di niente e sparì. La primavera successiva lo strano soggetto tornò, e per la felicità mia e della mia vicina di casa (incuriosita quanto me),  ricominciò ad eseguire i suoi balletti e i suoi canti per alcuni giorni, ma poi anche quell’anno la nidificazione non andò avanti&#8230; e così continuò tutte le primavere seguenti fino ad oggi.</p>
<p>Nel frattempo capii che non si trattava di un &#8220;Merlo svitato&#8221; ma di uno Storno ( Sturnus vulgaris ), e mi sono fatto anche una teoria su di lui; penso che sia realmente un pò svitato <img src='http://www.alessandrolandi.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />   visto che tutti gli anni prova a nidificare in quel nido costruito senza alcun criterio  (tra l’altro posizionato sul terrazzo di cucina, quindi un posto abbastanza trafficato), e tutti gli anni le femmine si rifiutano (giustamente) di nidificare in quell’improponibile catapecchia&#8230;.. però quello che mi piace del mitico Storno è che non si arrende mai, tutte le primavere ci riprova&#8230; e puntualmente mi regala varie giornate di simpatia e buonumore.</p>
<p>Un&#8217; altro simpatico video di questo soggetto è in una <a href="http://www.alessandrolandi.com/forum/viewtopic.php?f=4&amp;t=17" target="_blank">discussione nel Forum </a></p>
<p>mentre alcune fotografie di Merlo e Storno sono nella galleria UCCELLI.</p>
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		<title>Storia di una fotografia: Segnali luminosi (Arcidosso)</title>
		<link>http://www.alessandrolandi.com/2009/03/07/storia-di-una-fotografia-segnali-luminosi-arcidosso/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 13:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Era un fine settimana qualunque e stavo guidando per le strade dell’Amiata alla ricerca di qualche nuovo paesaggio o di qualche  scorcio da fotografare. Tirava un’aria sinistra&#8230; sembrava che dovesse diluviare da un momento all’altro, ma come dice  John Shaw in un  suo famoso libro: “per il fotografo paesaggista il bel tempo è spesso il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="ngg-singlepic ngg-none" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/paesaggi/Segnali luminosi (Arcidosso).jpg" alt="Segnali luminosi (Arcidosso).jpg" /></p>
<p>Era un fine settimana qualunque e stavo guidando per le strade dell’Amiata alla ricerca di qualche nuovo paesaggio o di qualche  scorcio da fotografare. Tirava un’aria sinistra&#8230; <span id="more-151"></span>sembrava che dovesse diluviare da un momento all’altro, ma come dice  John Shaw in un  suo famoso libro: “per il fotografo paesaggista il bel tempo è spesso il peggior tempo possibile”</p>
<p>La giornata stava per concludersi e avevo perso ogni  speranza di portare a casa qualche scatto, quando inaspettatamente  il sole cominciò a farsi strada tra le spesse nuvole e riuscì ad illuminare la vicina fortezza medievale di Arcidosso, circondata da un plumbeo cielo apocalittico.</p>
<p>Mi sembrò una buona occasione quindi continuai a guidare per avvicinarmi al castello e trovare il punto di vista migliore da cui fotografare la scena. Finalmente trovai un punto adatto, il sole era già basso sull’orizzonte  e mi fermai sull’orlo della strada. Di là la vista era sublime, i raggi del sole si riflettevano sui muri del castello mentre intorno ad esso vi era la più completa oscurità, sembrava che il sole, nei pochi minuti che gli rimanevano, volesse mostrarmi qualcosa&#8230;. nonostante la sua bellezza quella scena era  triste e misteriosa, per un attimo tutto tacque , i rumori e  le auto che percorrevano la strada  improvvisamente scomparvero e rimanemmo solo io e la fortezza inanimata ad occupare il palcoscenico.</p>
<p>Preparai la fotocamera e provai a spostarmi di qualche passo verso la fortezza  ma venni colpito da una fortissima luce&#8230; rimasi abbagliato da un riflesso di un vetro o di uno specchio che luccicava ad intermittenza propio sotto la torre, sembrava che qualcuno nel castello fosse consapevole che di li a poco sarebbe stato inghiottito dall’oscurità e cercasse di lanciare una disperata richiesta di aiuto.</p>
<p>Evidentemente il messaggio non era rivolto a me, io mi trovavo lì e assistevo alla scena per puro caso, non potevo fare altro che fotografarla e aspettare che il destino compisse il suo corso&#8230; e così fu, scattai qualche foto e prima di salire in macchina mi fermai a dare un’ultimo sguardo al luogo perché sapevo senza alcun dubbio che non l’avrei rivisto mai più allo stesso modo.</p>
<p>Di li a poco il sole scomparve dietro l’orizzonte e tutto tornò alla normalità, le auto ricomparvero sulla strada, gli uccelli ricominciarono a cinguettare e tutto divenne grigio, anche i messaggi luminosi cessarono improvvisamente e  non ebbi modo di sapere né il loro significato né se fossero giunti a destinazione oppure no.</p>
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		<title>Storia di una fotografia: lo Zigolo Nero ( Emberiza cirlus )</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Oct 2008 12:14:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Da quando è cominciata la mia passione per la fotografia naturalistica  ho iniziato a vagare solitario per prati e boschi, alla ricerca  di soggetti da fotografare&#8230;. 
Durante le mie silenziose escursioni ho cominciato ad apprezzare  anche i suoni della natura: il fruscio del vento sull’erba, i ronzii degli insetti, i cinguettii degli uccelli e in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/uccelli/Zigolo%20nero%20%28%20Emberiza%20cirlus%20%29%20-%2003.jpg" alt="Zigolo nero ( Emberiza cirlus ) - 03.jpg" title="Zigolo nero ( Emberiza cirlus ) - 03.jpg" /></p>
<p>Da quando è cominciata la mia passione per la fotografia naturalistica  ho iniziato a vagare solitario per prati e boschi, alla ricerca  di soggetti da fotografare&#8230;. <span id="more-62"></span></p>
<p>Durante le mie silenziose escursioni ho cominciato ad apprezzare  anche i suoni della natura: il fruscio del vento sull’erba, i ronzii degli insetti, i cinguettii degli uccelli e in particolare sono sempre rimasto affascinato da un tipo particolare di cinguettio che dopo alcune ricerche ho scoperto essere dello &#8220;Zigolo Nero&#8221;( Emberiza cirlus ), un piccolo e colorato pennuto che non avevo mai visto ma solo sentito, il suo canto non è particolarmente elaborato.. è un trillo malinconico e ripetitivo, ma ascoltato immersi nella natura acquista un particolare fascino ipnotico&#8230;. capace di provocarmi un’ indescrivibile sensazione di pace e benessere, sono quasi arrivato al punto che l&#8217;obiettivo primario delle mie escursioni era più il poter ascoltare il canto dello Zigolo Nero dal vivo che scattare foto.</p>
<p>L’anno scorso avevo da poco costruito una sorta di “oasi ” per il birdgardening  in un terreno di mia proprietà, dove avevo installato delle mangiatoie, una pozza d’acqua artificiale e il capanno dove mi nascondevo per scattare le fotografie,  una mattina mentre ero nel capanno ad aspettare l&#8217;arrivo degli ormai abituali frequentatori, (le Cince, il Picchio Muratore, i Passeri ecc.)  rimuginavo su cosa avrei potuto escogitare per attirare anche lo Zigolo Nero&#8230; mi domandavo quali esche avrei potuto usare, e se mai sarei riuscito a vederlo dal vivo considerando che è un soggetto particolarmente schivo e diffidente, assorto da tutti questi pensieri appoggiai casualmente l&#8217;occhio sul mirino della fotocamera ed ebbi un&#8217; incredibile sorpresa, lo Zigolo Nero era propio lì di fronte a me&#8230; e mi stava guardando come dire &#8220;ciao!, stavi cercando me?&#8221;</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/uccelli/Zigolo%20nero%20%28%20Emberiza%20cirlus%20%29%20-%2001.jpg" alt="Zigolo nero ( Emberiza cirlus ) - 01.jpg" title="Zigolo nero ( Emberiza cirlus ) - 01.jpg" /></p>
<p>Nel dubbio se stessi sognando o meno scattai questa foto e da quel giorno lo Zigolo Nero tornò occasionalmente a farmi visita, questa primavera deve aver anche nidificato nelle vicinanze dell&#8217; oasi, infatti ultimamente vedo spesso un gruppetto di  2 &#8211; 3 giovani Zigoli gironzolare attorno alla pozza d’acqua artificiale, sotto l’attento controllo dei loro genitori.</p>
<p align="center"> <img src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/uccelli/Zigolo%20nero%20%28%20Emberiza%20cirlus%20%29%20-%2004.jpg" alt="Zigolo nero ( Emberiza cirlus ) - 04.jpg" title="Zigolo nero ( Emberiza cirlus ) - 04.jpg" /></p>
<p align="center">&nbsp;</p>
<p align="center"><img src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/uccelli/Zigolo%20nero%20%28%20Emberiza%20cirlus%20%29%20-%2005.jpg" alt="Zigolo nero ( Emberiza cirlus ) - 05.jpg" title="Zigolo nero ( Emberiza cirlus ) - 05.jpg" /></p>
<p>Altre immagini di questo soggetto sono nella galleria  UCCELLI</p>
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		<title>Storia di una Fotografia: Il Ragno Vespa (Argiope bruennichi)</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 18:33:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Era da un po’ di tempo che volevo tornare a scattare fotografie macro all’alba, con gli insetti coperti di rugiada e la luce calda del mattino,  ma a causa di impegni o di maltempo avevo sempre dovuto rimandare.
Finalmente una sera d’agosto, avendo qualche giorno libero, decisi di regolare la radiosveglia alle 4:45 del mattino, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><img src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Ragno%20Vespa%20%28Argiope%20bruennichi%29%2002.jpg" alt="Ragno Vespa (Argiope bruennichi) 02.jpg" title="Ragno Vespa (Argiope bruennichi) 02.jpg" /></p>
<p>Era da un po’ di tempo che volevo tornare a scattare fotografie macro all’alba, con gli insetti coperti di rugiada e la luce calda del mattino, <span id="more-60"></span> ma a causa di impegni o di maltempo avevo sempre dovuto rimandare.</p>
<p>Finalmente una sera d’agosto, avendo qualche giorno libero, decisi di regolare la radiosveglia alle 4:45 del mattino, le condizioni meteo non erano delle migliori, era nuvoloso e tirava abbastanza vento ma decisi che valeva comunque la pena tentare, la stagione per le macro stava terminando e non sapevo quando avrei avuto altro tempo libero.</p>
<p>Raggiunta l’ora X la radiosveglia si accese, erano già le 4:45 del mattino ma nonostante fossi andato a letto presto avrei voluto rimanere un altro pò sotto le coperte, magari ad ascoltare la musica della radio, ma purtroppo invece della musica stava andando in onda una fastidiosa discussione, dei tizi parlavano di cose di cui non  mi poteva fregare di meno, soprattutto a quell’ora, quindi mi alzai, spensi la radio ed andai ad aprire la finestra quasi sperando che il tempo fosse  nuvoloso o ventoso&#8230; almeno avrei potuto tornarmene nel mio confortevole letto. Purtroppo il cielo era stellato e non tirava un filo di vento, il mio destino era inevitabile, avrei dovuto lavarmi in fretta, mangiare un boccone, caricarmi sulle spalle lo zaino con l’attrezzatura fotografica ed avviarmi verso il luogo prescelto: la “Valle delle Volpi”.</p>
<p>Fu più faticoso di quanto ricordassi camminare  lungo il bosco quasi al buio e con uno zaino di oltre 10kg sulle spalle ma alle 5:30 ero già sul posto, il meno era stato fatto, ora dovevo scovare le farfalle che dormivano appese ai fili d’erba ma  il compito si rivelò più difficile di quanto pensassi. A differenza delle volte precedenti quella mattina non riuscii a trovarne neanche una, forse ero ancora troppo addormentato o forse il periodo migliore per le farfalle era già passato ad ogni modo tra l’erba alta c’erano una gran quantità di ragnatele e di “ Argiope bruennichi ”( Ragno Vespa), decisi allora di ripiegare su questi soggetti e pensai di scattare delle foto in controluce, in modo che oltre al Ragno risaltasse e fosse ben visibile tutta la ragnatela , quindi ne cercai una che fosse in una posizione favorevole, montai la fotocamera sul cavalletto, aggiustai l’inquadratura e impostai la fotocamera a dovere alzando lo specchio e preparando il telecomando.</p>
<p align="left">Era ancora presto e in attesa che i primi raggi di sole colpissero la ragnatela mi misi  a sedere  in terra e osservai il prato che mi circondava.  A poche decine di centimetri alla mia sinistra notai un altro Ragno Vespa, questo stava ancora tessendo la sua ragnatela mentre il ragno che avevo nel mirino della fotocamera era già pronto e se ne stava immobile al centro della ragnatela ad aspettare pazientemente la sua preda.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Ragno%20Vespa%20%28Argiope%20bruennichi%29%2003.jpg" alt="Ragno Vespa (Argiope bruennichi) 03.jpg" title="Ragno Vespa (Argiope bruennichi) 03.jpg" /></p>
<p>Ad un tratto l’ Argiope bruennichi si mosse, con  la coda dell’occhio mi sembrò di vederlo balzare su un insetto che era caduto nella sua trappola, lo impacchettò rapidamente e tornò al centro della ragnatela ad aspettare la sua prossima vittima, rimasi talmente stupito dalla rapidità dell’azione che non ero neanche sicuro di ciò che avevo visto, poteva benissimo essere stata un’illusione ottica o uno scherzo del sonno, nel frattempo invece l’altro Ragno Vespa se la stava prendendo comoda, continuava tranquillo e beato a costruire la sua ragnatela e nulla sembrava distrarlo.</p>
<p>Mi misi a riflettere su quanto fosse misteriosa quella scena, io e i ragni eravamo nelle stesso luogo, a poche decine di centimetri di distanza, ma avevamo due percezioni completamente diverse dello stesso posto. I due ragni continuavano a svolgere le loro faccende quotidiane nel loro mondo e non sembravano affatto consapevoli della mia presenza esattamente come l’insettino rimasto intrappolato non era stato consapevole della presenza del ragno, o almeno non lo era stato fino all’ultimo momento&#8230; quando ormai era troppo tardi. Improvvisamente ebbi una strana sensazione&#8230; come se qualcosa in quella valle mi stesse osservando, mi misi lentamente a scrutare il paesaggio e anche se non notai niente di sospetto ero certo che là fuori ci fosse qualcosa, forse era a poche decine di centimetri dai miei occhi ma io non riuscivo a percepirlo e  forse se ne stava lì ad aspettare pazientemente che io cadessi in un suo tranello.</p>
<p>Per un attimo mi sentii perduto, poi con un balzo il  ragno catturò nuovamente la mia attenzione, un’altra preda era caduta nel suo invisibile tranello e in una frazione di secondo l’ aveva già immobilizzata e portata al centro come l’altra.</p>
<p>Nel frattempo il sole stava sorgendo, dopo pochi secondi i primi raggi illuminarono la ragnatela,  io ero lì pronto, schiacciai il pulsante del telecomando e clik!, anche la mia trappola scatto inesorabile&#8230;  ma  l’Argiope bruennichi  non ne sarebbe mai accorto.</p>
<p style="text-align: center"><img src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Ragno%20Vespa%20%28Argiope%20bruennichi%29%2004.jpg" alt="Ragno Vespa (Argiope bruennichi) 04.jpg" title="Ragno Vespa (Argiope bruennichi) 04.jpg" /></p>
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		<title>Il Monte Labbro (o Monte Labro)</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 16:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Da sempre  il Monte Labbro esercita una strana influenza sugli esseri umani, me compreso&#8230; Sin dai tempi degli Etruschi era considerata una Montagna Sacra, poi fu Davide Lazzaretti, detto il Cristo dell’Amiata, a sceglierla come sede della propia attività religiosa costruendovi nel 1869 una torre a forma di spirale e l’eremo, i cui resti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center" align="center"><img title="Monte Labbro Totem e paesaggio 01.jpg" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/paesaggi/Monte%20Labbro%20Totem%20e%20paesaggio%2001.jpg" alt="Monte Labbro Totem e paesaggio 01.jpg" /></p>
<p>Da sempre  il Monte Labbro esercita una strana influenza sugli esseri umani, me compreso&#8230; <span id="more-57"></span>Sin dai tempi degli Etruschi era considerata una Montagna Sacra, poi fu Davide Lazzaretti, detto il Cristo dell’Amiata, a sceglierla come sede della propia attività religiosa costruendovi nel 1869 una torre a forma di spirale e l’eremo, i cui resti sono ancora oggi visibili,</p>
<p align="center"><img title="Monte Labbro torre Giurisdavidica 02.jpg" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/paesaggi/Monte%20Labbro%20torre%20Giurisdavidica%2002.jpg" alt="Monte Labbro torre Giurisdavidica 02.jpg" /></p>
<p>recentemente invece (1981) è stata una comunità di Buddisti ad installarsi in una collina degradante dal Monte Labbro che poi è stata battezzata &#8220;Merigar&#8221; (Montagna di Fuoco).</p>
<p>A differenza del vicino Monte Amiata, coperto Castagni e Faggi fino alla cima, Il Monte Labbro è quasi completamente spoglio,  e forse è propio questa sua diversità a renderlo particolarmente affascinante. Per raggiungere la cima occorre percorrere circa 10 km di strada sterrata, lungo un paesaggio arido e allucinato dominato da rocce e cespugli e poi proseguire a piedi per un altro chilometro, lungo un sentiero in ripida salita. Arrivati sulla cima si può ammirare un’immenso panorama i cui confini sembrano imposti solo dai limiti dell’occhio umano,</p>
<p style="text-align: center" align="left"><img title="Monte Labbro paesaggio 03.jpg" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/paesaggi/Monte%20Labbro%20paesaggio%2003.jpg" alt="Monte Labbro paesaggio 03.jpg" /></p>
<p>e visitare l’Eremo, dove un tunnel tra le rocce conduce ad una stanza sotterranea con un Altare, e dove ogni anno, il 14 agosto, viene celebrata la messa in memoria del Profeta Davide Lazzaretti.</p>
<p style="text-align: center"><img title="Altare Monte Labbro 01.jpg" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/miste/Altare%20Monte%20Labbro%2001.jpg" alt="Altare Monte Labbro 01.jpg" /></p>
<p>Il  Monte Labbro è un luogo estremamente silenzioso e solitario, a differenza del vicino monte Amiata non ci sono ristoranti, bar, bancarelle e folle di turisti schiamazzanti,  le case più vicine, abitate da pastori, sono a chilometri di distanza, e anche se in estate è possibile incontrarvi qualche escursionista,  nelle altre stagioni è quasi sempre deserto.</p>
<p>Un’altra curiosità del luogo sono le numerose sculture e disegni realizzati con le rocce,  ancora non mi sono ben chiare le loro origini e i loro scopi  ma le più grandi sembrano essere molto vecchie (vedi il totem nella foto 1  e la spirale nella foto 10)  mentre altre più piccole nascono e scompaiono continuamente</p>
<p style="text-align: center"><img title="Sculture Primitive ( Monte Labbro ).jpg" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/paesaggi/Sculture%20Primitive%20%28%20Monte%20Labbro%20%29.jpg" alt="Sculture Primitive ( Monte Labbro ).jpg" /></p>
<p>Conoscevo da  tempo questa montagna, ma la prima volta che vi andai appositamente per scattare fotografie fu  nella primavera del 2007.  Avevo da poco acquistato la mia prima fotocamera reflex e decisi di recarmi sul Monte Labbro propio per scattare le prime fotografie al suo paesaggio.</p>
<p>Come sempre, dopo aver percorso in automobile il tratto di strada sterrata, lasciai la macchina in una piazzola e proseguii a piedi lungo il  sentiero in salita.  Quando arrivai sulla cima notai subito qualcosa di insolito, uno strano luccichio proveniva dal lato esposto al sole della torre Giurisdavidica,  sembrava che le pietre fossero animate e che si crogiolassero ai caldi raggi del sole, inizialmente credevo fossero gli effetti della dura scarpinata, ma quando mi avvicinai vidi uno spettacolo incredibile… probabilmente durante l’inverno una quantità indefinibile di Coccinelle si erano radunate sulla cima della Montagna per andare in letargo e sfruttare le basse temperature del luogo per ridurre al minimo il loro metabolismo, ma  propio quel giorno si stavano risvegliando e lo spettacolo era incredibile!… la cima della Montagna trasudava coccinelle da ogni poro, da ogni fessura tra le rocce, da ogni filo d’erba!</p>
<p style="text-align: center"><img title="Coccinelle ( Coccinellidae ) - 01.jpg" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Coccinelle%20%28%20Coccinellidae%20%29%20-%2001.jpg" alt="Coccinelle ( Coccinellidae ) - 01.jpg" /></p>
<p style="text-align: center"><img title="Coccinelle ( Coccinellidae ) - 02.jpg" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/macro-e-flora/Coccinelle%20%28%20Coccinellidae%20%29%20-%2002.jpg" alt="Coccinelle ( Coccinellidae ) - 02.jpg" /></p>
<p align="center"><img title="coccinelle-3.jpg" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/miste/coccinelle-3.jpg" alt="coccinelle-3.jpg" /></p>
<p align="left">Fu un bellissimo presagio di buona fortuna, con una delle fotografie che scattai vinsi il mio primo concorso fotografico e da quel giorno ogni volta che mi reco a visitarla, la Montagna mi regala qualche nuovo soggetto da fotografare, nuovi colori, o nuove luci ed atmosfere incredibilmente affascinanti.</p>
<p align="left">
<p align="center"><img title="Sordone ( Prunella collaris ) 01.jpg" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/uccelli/Sordone%20%28%20Prunella%20collaris%20%29%2001.jpg" alt="Sordone ( Prunella collaris ) 01.jpg" /></p>
<p align="center">
<p align="center"><img title="Monte Labro paesaggio 02.jpg" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/paesaggi/Monte%20Labro%20paesaggio%2002.jpg" alt="Monte Labro paesaggio 02.jpg" /></p>
<p align="center">
<p align="center"><img title="Alba sul Monte Labbro II.jpg" src="http://www.alessandrolandi.com/wp-content/gallery/paesaggi/Alba%20sul%20Monte%20Labbro%20II.jpg" alt="Alba sul Monte Labbro II.jpg" /></p>
<p align="left">Molte altre immagini del Monte Labbro sono visibili nella galleria PAESAGGI</p>
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